Via Molini n. 15 – 70010 – Casamassima (Bari)

Zefiro torna, e ‘l bel tempo rimena e i fiori e l’erbe, sua dolce famiglia, e garrir Progne e piangere Filomena, e primavera candida e vermiglia.
Ridono i prati, e ‘l ciel si rasserena; Giove s’allegra di mirar sua figlia; l’aria e l’acqua e la terra è d’amor piena; ogni animal d’amar si riconsiglia.

FRANCESCO PETRARCA

Un nome, una rinascita

“Zefiro” è il nome del dolce vento di primavera che soffia da ponente. Ha scritto di lui Francesco Petrarca nel 310mo sonetto del Canzoniere come di un vento caldo primaverile, ambasciatore della Primavera e della vita che si risveglia. Ne scrive anche Angelo Poliziano in una delle sue Stanze per la Giostra

Zefiro il prato di rugiada bagna
Spargendolo di mille vaghi odori,
Ovunque vola veste la campagna
Di rose, gigli, violette, e fiori

Anche Botticelli ci regala l’immagine personificata di Zefiro in una delle sue opere più conosciute La Primavera dove questo dolce vento assume sembianze umane, feconda Clori dando vita a Flora: è la primavera!

Per noi Zefiro è la rinascita di una struttura meravigliosa per anni trascurata e abbandonata. E’ la magia del camino, la maestosità dei pilastri, l’imperfezione della pietra viva, la storia delle basole, la meraviglia del soffitto, è la magia delle nicchie, l’azzurro nascosto qua è là nelle fughe delle pietre: è una nuova Primavera!!

DIMORA STORICA NEL CUORE DEL BORGO AZZURRO

Zefiro è una casa vacanza indipendente nel cuore dell’antico borgo medievale di Casamassima, noto anche come il paese azzurro. Siamo nel cuore della Murgia barese, baricentro tra il capoluogo della Puglia, la Valle d’Itria, Matera e il Salento. E’ unica nel suo genere, salvata dal degrado e riportata al suo antico splendore con il rispetto dovuto alle cose piccole ma belle in un meraviglioso angolo di Casamassima.

L'anima autentica di Zefiro

Una dimora storica che rinasce nel cuore del borgo

Abbandonato al degrado e all’incuria, ci siamo imbattuti in questo immobile nel 2022, quasi per gioco: quando, però, il nostro sguardo si è posato sul pavimento in basole, sul grande camino, sulle pareti in pietra e sul meraviglioso soffitto in tubuli non abbiamo potuto restare insensibili a tanto fascino. Abbiamo subito deciso di recuperare l’immobile attraverso un intervento di restauro conservativo e di riqualificazione con lo scopo di riportarlo al suo antico splendore, cercando il giusto compromesso con il design e la modernità.

L’immobile è certamente riconducibile al medioevo: ne è prova il meraviglioso soffitto in tubuli o fittili in terra cotta. Questi tubuli avevano una funzione termoregolatrice: incameravano il caldo del camino in inverno, rilasciandolo durante la notte e mantenevano il fresco in estate, anche grazie alle spesse mura in pietra. Trattandosi di materiali più costosi rispetto al comune tufo o alla pietra, quindi, i tubuli venivano impiegati solo nelle dimore delle persone più facoltose ed erano preferiti a tufi o pietrame perché grazie all’intercapedine di aria presente al loro interno (non c’è miglior isolante dell’aria) – che creava un vero e proprio vuoto quando venivano “affogati” nella malta.

Oltre a prestare la massima attenzione per preservare la bellezza e l’unicità del soffitto, siamo riusciti anche a salvare qualche antico tubulo che ora è diventato un rarissimo e bellissimo elemento di arredo all’interno della nostra casa vacanze e testimonianza di un passato generoso e fecondo.

Una casa che si svela
piano dopo piano

Spazi autentici, dettagli artigianali e atmosfere senza tempo

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Zona giorno

La struttura si sviluppa su due piani. Al primo piano abbiamo allestito una zona giorno con cucina e abbiamo realizzato un bagno ad hoc nella pietra. Il soffitto alto in tubi fittili cattura subito l’attenzione per la sua originalità; il pavimento in basole, lucidate e riportate al loro antico splendore, è uno scrigno senza tempo, i muri in pietra viva sono tutto tranne che perfetti, le nicchie sono rifugi per accogliere le tipicità della Puglia, il camino è il guardiano di tutta questa meraviglia.

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Zona notte

Da una meravigliosa scala interna a giorno realizzata da maestranze pugliesi si sale verso la zona notte – un tempo il sottotetto era accessibile solo con una scala a pioli, attraverso una piccola botola. Per restare fedeli alla natura dell’immobile, abbiamo ricostruito il solaio in legno, posizionato a pavimento delle bellissime ceramiche, realizzato un bagno con doccia e ridato vita a un balcone che si affaccia direttamente sul centro storico.

Immagini di un restauro conservativo

Quello che oggi restituiamo al paese, come splendida struttura ricettiva, è stata per anni una abitazione abbandonata e dimenticata. Almeno fino al 2022 quando ce ne siamo innamorati al punto da decidere di impiegare tutte le energie necessarie per una futura fruizione, non solo a livello ricettivo, ma soprattutto come memoria e custodia di un tempo passato.

Pertanto, nel 2023 abbiamo dato inizio a un importante intervento di recupero conservativo della struttura. Sotto la sapiente guida dell’architetto Maria Barbieri le maestranze hanno lavorato in maniera continua, per diversi mesi, per recuperare, conservare e preservare quanto più possibile. Tutto ciò solo per conservare la storia in tutta la sua bellezza e unicità e farla rivivere in una nuova veste di accoglienza, comodità e design.

Prima del restauro

Dopo il restauro

Storia del paese azzurro

Un racconto di fede,
memoria e identità

La chiave di accesso al borgo antico di Casamassima è la Torre dell’Orologio, un tempo nota anche come Porta dei Molini, da cui probabilmente prende il nome la Via Molini in cui è ubicata la nostra struttura al civico 15.

Il nome Porta dei Molini si riferiva ai mulini del duca Michele Vaaz de Andrade, giunto a Napoli nel 1580, di origini ebreo-sefardite che, grazie al commercio di grano, riuscì ad accumulare un’immensa ricchezza con cui, nel 1609, potè acquistare il feudo di Casamassima per 76.000 ducati.

La comunità ebraica che si insediò a seguito della compravendita del feudo portò con sé la tradizione di tinteggiare di azzurro le pareti delle case, secondo i dettami della Torah che comandava di tingere uno dei fili dei loro tallit con il tekhelet, un colorante indaco ricavato probabilmente dalle lumache di mare. L’azzurro, quindi, era un richiamo al colore del cielo e a Dio.

Inoltre, Michele Vaaz, intorno al 1650, volle ringraziare la Madonna per aver risparmiato la comunità di Casamassima dalla peste, che aveva falcidiato le popolazioni limitrofe, ordinando di aggiungere alla bianca calce con cui si tinteggiavano le facciate il colore azzurro, come il colore del velo della Vergine di Costantinopoli.

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